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Patologie Neurologiche - Sclerosi multipla

E’ una patologia che ha una elevata incidenza e che colpisce tipicamente l’età giovane-adulta. La malattia di solito non ha ripercussioni sulla lunghezza della vita degli individui ma conduce a disabilità e la sua importanza socioeconomica, come patologia nei giovani adulti, è seconda solo ai traumi cranici.

Tre sono gli ambiti che bisogna considerare quando si parla di prognosi funzionale dei pazienti con SM:

  • la frequenza con cui si rincorrono le poussèe (attacchi con interessamento del Sistema Nervoso Centrale)
  • i deficit che emergono nel tempo
  • le lesioni a carico del cervello e del midollo spinale che vengono indagate tramite Risonanza Magnetica.

Questi ambiti sono strettamente correlati e nel complesso configurano il livello di disabilità generale con cui il paziente e i suoi famigliari da una parte e gli operatori sanitari (medici, fisioterapisti, infermieri ecc) dall’altra devono confrontarsi. Naturalmente i disturbi dipendono dalle caratteristiche della patologia stessa essendo quest’ultima eclettica per antonomasia perché la deplezione della mielina e la comparsa delle placche di demielinizzazione nella sostanza bianca può coinvolgere qualunque distretto cerebrale, cerebellare e midollare. Si spiega quindi la necessità di fare un inquadramento in base alla disseminazione delle placche nello spazio e nel tempo (la quale per altro risulta fondamentale per fare diagnosi di SM secondo i nuovi criteri di McDonald ) e in base alla modalità di progressione. I nuovi criteri diagnostici di McDonald includono i criteri di disseminazione spaziale e temporale in base alla Risonanza Magnetica accanto ai criteri clinici, liquorali e dei Potenziali Evocati.

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Tutte le regioni del SNC che contengono mielina possono essere colpite dal processo demielinizzante: se viene colpito il cervello si avrà prevalentemente un’alterazione del tono muscolare (sindrome piramidale/extrapiramidale) con comparsa in entrambe di spasticità. Se viene interessato il cervelletto si avrà una sintomatologia con prevalenza di disturbi cerebellari: i disturbi dell’equilibrio interessano sia il tronco che gli arti inferiori e si identificano in dismetrie, instabilità ed andatura atasso-spastica.

Nella letteratura scientifica emerge l’efficacia dell’esercizio fisico nel trattamento della sclerosi multipla e l’iniziale evidenza della riduzione del sintomo fatica ad esso associato. E’ doveroso sottolineare i limiti di questi studi (brevità del periodo di trattamento, scarsa specificità e molteplicità degli interventi riabilitativi proposti). Va ricordato inoltre che le Linee Guida sulla Riabilitazione della Sclerosi Multipla, raccomandano che la terapia Riabilitativa in questa patologia deve essere di tipo estensivo.

Nasce la necessità di un Programma Riabilitativo rigoroso, specifico, mirato e personalizzato

che tenga conto dell’intero sistema alterato nelle sue prestazioni tenendo presente che l’Atto Terapeutico/Riabilitativo deve inserirsi nel processo neurofisiologico riparativo di “rimodellamento/rimielinizzazione” e che deve avvenire precocemente. Alla base del fenomeno di rimodellamento c’è il concetto di neuroplasticità. A tal proposito vale la pena sottolineare come la neuroplasticità in alcuni casi può anche “remare contro“ al paziente e fissare dei disturbi che nel tempo diventa molto difficile gestire: ciò sarebbe per alcuni autori alla base della grande variabilità funzionale tra le forme di SM . Per questi motivi va effettuata un‘attenta Analisi Riabilitativa.

Tra gli obiettivi del programma di riabilitazione ne ricordiamo uno in particolare: ridurre la faticabilità, segno tipico e multifattoriale riconosciuto dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) come elemento cruciale della percezione che questi pazienti hanno della propria qualità di vita .

Molti studi confermano che la fatigue secondaria della SM è imputabile anche al danno corticale diffuso e alla conseguente neuroplasticità compensatoria. Per questo motivo è fondamentale che la riabilitazione impedisca da subito l’insorgenza di schemi di movimento alterati come i seguenti (andatura atasso-spastica e scissor gait da ipertono adduttorio), che riducono l’economia del movimento, creano instabilità e dispendio energetico supplementare per evitare al paziente di cadere.

Con il gruppo di Neuroriabilitazione della “Sapienza” Università di Roma stiamo portando avanti degli studi in tal senso.