Omeostatic ti aspetta a Roma in via G. M. Lancisi, 31

c/o Studio Medico Associato Lancisi Physio

info@omeostatic.it

Patologie Neurologiche - Malattia di Parkinson

Seconda malattia neurodegenerativa più comune in Italia (dopo la demenza di Alzheimer) con un’incidenza di circa 15 casi per 100000 persone/anno.

Chi ne è affetto spesso è politrattato nel senso che la fase avanzata della malattia comporta un progressivo aumento della “fragilità” e quindi l’insorgere di problematiche sanitarie che aggravano il quadro clinico complessivo.

Tra le cause più frequenti di ricovero in ospedale ricordiamo le cadute con fratture, eventi cardio-vascolari, problemi respiratori e infezioni polmonari e urinarie. Oggi ci sono prove che il trattamento farmacologico (Levo-dopa e dopamino-agonisti) che queste persone fanno possa aggravare nel tempo la situazione. Per esempio si sa che sia la durata del trattamento e l’esposizione totale alla L-Dopa sono correlati con la comparsa di discinesie (alterazioni del movimento volontario) . Inoltre le attuali evidenze confermano una correlazione tra assunzione prolungata di L-Dopa e comparsa di disordini assiali (camptocormia e pisa syndrome) .

L’atto riabilitativo è atto dovuto ed è doveroso che abbia inizio il prima possibile per diversi motivi:

il momento della diagnosi spesso non coincide con l’onset (l’insorgenza della malattia); ciò significa che alcuni pazienti possono aver avuto la diagnosi oggi ma essersi ammalati due anni fa.

I sintomi all’esordio possono essere subdoli: alcuni pazienti riferiscono un “semplice” problema ad una spalla, con dolore e deficit funzionale. In altri pazienti i disordini del cammino (freezing, festinazione) e l’instabilità posturale creano i presupposti per cadute ricorrenti e sviluppo secondario di problemi ortopedici anche di rilevanza chirurgica; in altri compaiono precocemente segni di declino cognitivo (si parla di Mild Cognitive Impairment – moderato declino cognitivo, PD-MCI) a cui contribuisce la riduzione di performance motoria . Il PD-MCI, anche definita bradifrenia o acinesia psichica è peraltro correlato con insorgenza di depressione e anedonia (incapacità di trovare gratificazione in quello che si fa) definendo complessivamente il quadro che Sergio della Sala definisce “Demenza Sottocorticale” e che interessa circa il 40% dei pazienti con Malattia di Parkinson. Finiamo col dire che la riabilitazione può ritardare l’utilizzo della L-Dopa e di fatto posticipare di molto l’insorgenza di quelle alterazioni posturali prima descritte. Quest’ultimo passaggio è fondamentale se si pensa che la camptocormia e la pisa syndrome da una parte aumentano il rischio cadute, dall’altro creano le condizioni per problematiche respiratorie secondarie, organizzando pattern restrittivi .

Leggi di più

Recenti lavori hanno evidenziato che l’esercizio fisico migliora le prestazioni generali dei pazienti con Malattia di Parkinson, in particolare:

  • Migliora uno o più aspetti del benessere fisico
  • Aumenta la capacità del sistema nervoso di autoripararsi (neuroplasticità)
  • Stimola la sintesi di dopamina
  • Migliora lo stile di vita, la forza muscolare, la velocità di movimento e l’equilibrio posturale
  • Insegna, attraverso l’uso di strategie neuromotorie/cognitive, ai pazienti con MdP a muoversi più velocemente, più facilmente e con più sicurezza.

La letteratura, pur riconoscendo delle specifiche aree per la riabilitazione (trasferimenti, posizione, equilibrio, andatura e condizione fisica) della MdP, continua a parlare di esercizio fisico “non meglio specificato”, senza individuare metodologie di riabilitazione da considerarsi come Best Practice di trattamento ; emerge quindi, in questo ambito, la necessità di individuare strategie terapeutiche specifiche. Un Revisione Sistematica del 2008 suggerisce quattro specifiche aree di trattamento: strategie cognitive di movimento per eseguire i passaggi posturali, strategie di cueing (segnali ritmici luminosi o uditivi) per migliorare il ritmo del cammino, allenamento per elasticità muscolare. In particolare si suggerisce una modalità di approccio che, partendo dalla globalità dei movimenti complessi destrutturi al massimo si organizza una sequenza logica di sottomovimenti facili e segmentali (dal globale al particolare) proposti per essere ricorticalizzati (riappresi); in tal modo si bypassa l’incapacità del cervello di automatizzare il movimento e si stimolano le funzioni visuo-spaziali.

Una volta riappresi, questi movimenti semplici verrano reinseriti nei contesti globali di appartenenza (dal particolare al globale). La globalità è quel meccanismo attraverso il quale il paziente riesce a muoversi utilizzando una gestualità ampia e non più imprigionata nella corazza della rigidità e delle contratture muscolari. A tal obbiettivo il Sistema di Riequilibrio Modulare Progressivo risponde con due grandi modalità: il Riequilibrio Muscolare e la Rielasticizzazione. Entrambe vanno nella direzione dell’aumento del range articolare, riducendo le tensioni e quindi il dispendio energetico.