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Terapie Ambiti di Interesse - Geriatrico

L’invecchiamento della popolazione riguarderà in futuro tutti i paesi dell’Unione Europea, e in special modo l’Italia. Secondo le previsioni (EUROSTAT, 2014) nel 2030 oltre un quarto della popolazione europea avrà 65 anni o più.

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Negli ultimi decenni si è quindi molto dibattuto sulle ripercussioni che il processo di invecchiamento della popolazione avrà sul mercato del lavoro, sull’integrazione sociale della popolazione anziana, sulla sostenibilità dei sistemi di welfare e sanitari (European Commission, 2011). L’Italia – grazie all’elevata longevità e alla contemporanea bassa natalità – detiene il primato della più alta quota di popolazione over 85 (3,0%), a fronte di un valore medio europeo di 2,3%. L’invecchiamento demografico nel nostro paese non è distribuito in maniera omogenea nel paese: dalla Figura che segue si evince come la quota di popolazione over 65 sia tendenzialmente più contenuta nelle province del Mezzogiorno che nel resto del paese. Nel Nord, invece, il quadro appare assai eterogeneo in quanto coesistono aree (specie in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige) dove la quota di over 65 è piuttosto contenuta e aree (specie in Liguria, nelle province orientali del Piemonte e nelle province costiere di Toscana ed Emilia Romagna) dove al contrario il processo di invecchiamento della popolazione appare particolarmente accentuato.

Fonte: Elaborazione su dati ISTAT disponibili su http://demo.istat.it/2014.

In Italia se da un lato nelle donne si riscontra una maggiore longevità, dall’altro queste hanno mediamente condizioni di salute peggiori (CASELLI G., EGIDI V. Una vita più lunga e più sana, 2011). Le donne, a fronte di uno storico vantaggio in termini di longevità, che tra l’altro si va riducendo negli anni, sono infatti più svantaggiate in termini di qualità della sopravvivenza. Ciò che caratterizza infatti il sesso femminile è una multicronicità più grave e diffusa rispetto agli uomini, essendo principalmente colpite da malattie meno letali (come per esempio l’artrosi, l’artrite o l’osteoporosi) ma con un decorso che può degenerare in condizioni invalidanti (ISTAT, 2013).

La domanda da porsi è: come è possibile per il Sistema tamponare questa crescente domanda di salute?

Le conseguenze che l’aumento degli over 65 può avere sulla domanda di beni e servizi che il sistema sanitario deve e dovrà soddisfare è un tema di grande interesse per i policy makers; in Italia si stima che tra il 2020 e il 2040 la quota di persone con più di 65 anni sarà superiore al 23% in tutte le regioni.

Fonte: elaborazione su dati ISTAT disponibili su http://demo.istat.it/, 2014.

La Riabilitazione è il Futuro

Due esempi per tutti: artrosi e osteoporosi.

  • L’artrosi (clicca qui – comparto bacino, arto inferiore) in Italia colpisce il 18% della popolazione generale (19-60) e l’80% degli over 60 ed è la causa più importante di dolore tra le malattie articolari. Tra costi diretti e indiretti, il costo sociale è di oltre 2000 € l’anno / paziente.
  • Osteoporosi: In Italia ne sono affetti 5 milioni di persone, di cui l’80% sono donne in menopausa. Ogni anno l’osteoporosi causa 100.000 fratture del collo del femore, che generano una mortalità del 20% nei 12 mesi successivi al trauma, un 30% di invalidi permanenti, e un 40% di pazienti che perdono la capacità di camminare autonomamente. L’osteoporosi costa al SSN 1,5 miliardi di euro l’anno, di cui un miliardo copre i costi relativi alle fratture femorali.

È possibile prevenire le complicazioni?

La risposta è SI, basta adottare stili di vita salubri che passino per una sana alimentazione e una attività fisica adeguata.

  • Dall’attività Motoria Adattata (AFA) al management fisioterapico/riabilitativo del dolore e dei deficit funzionali conclamati;
  • Nell’ottica di ridurre le “auto-gestioni” che gli anziani pongono in essere come il riposo e l’allettamento forzato (il quale genera quella famosa “Sindrome da Allettamento” che predispone a una serie di scompensi sistemici che rendono molto più difficile il recupero);
  • Per promuovere stili di vita corretti e educare i “non più giovani” alla cura del proprio corpo;
  • Per ridurre la cura dei sintomi “ma non della patologia!” attraverso cure farmacologiche inutile e nocive a base di antinfiammatori FANS, cortisone etc;
  • Per ridurre il carico sul Sistema Sanitario Nazionale e dunque sulla collettività;

omeostatic propone il modello di cura LUMICARE con percorsi personalizzati di Rieducazione Motoria, Ginnastica Posturale, utilizzo di terapie fisiche di moderna concezione tecnologica per il trattamento delle sindromi dolorose, supervisione fisiatrica, internistica e ortopedica e percorsi di Attività Fisica Adattata (AFA) per persone anziane con Esiti di patologie neurologiche e ortopediche (come Ictus e Protesi) come da indicazione del Piano d’indirizzo sulla Riabilitazione.